DR. MARCO NUARA – PEDIATRA

Spesso in Ambulatorio i genitori mi chiedono: “Dottore, è proprio necessario ricorrere al baby food o possiamo cucinare tutto fresco?” e “Non possiamo dare al bambino quello che mangiamo noi?”

Il bambino non è un adulto in miniatura. Di conseguenza la sua alimentazione non può consistere in porzioni più piccole di ciò che mangiano i genitori, ma piuttosto in cibi adeguati alle sue esigenze specifiche. Questo è importante non solo nello svezzamento del lattante, ma anche nel bambino più grande.

Il bambino infatti è un individuo in crescita, con fabbisogni nutrizionali che si modificano con l’età e una capacità di metabolizzare ed eliminare le sostanze tossiche diversa, inferiore a quella degli adulti. L’esposizione a queste sostanze può provocare effetti a lungo termine difficili da dimostrare in studi caso-controllo, tuttavia il principio di precauzione suggerisce di limitarne al minimo l’assunzione. Per questi motivi la legislazione europea prevede disposizioni specifiche per gli alimenti destinati all’infanzia come il baby food e i latti formulati. Questi devono soddisfare determinati requisiti e devono riportare in evidenza sulla confezione l’età del bambino cui sono destinati.

In particolare il Regolamento (CE) N. 1881/2006 della Commissione del 19 dicembre 2006 stabilisce che: “Per la tutela della salute dei lattanti e dei bambini, che costituiscono un gruppo vulnerabile, è altresì opportuno stabilire tenori massimi ai più bassi livelli ottenibili mediante una selezione rigorosa delle materie prime impiegate nella produzione degli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini.” Questo si traduce in particolare nella definizione di limiti più severi relativamente a:
nitrato, benzopirene e deossinivalenolo negli alimenti a base di cereali e altri alimenti destinati ai lattanti e ai bambini
patulina nei prodotti contenenti succo e polpa di mela per lattanti e bambini

QUALI SONO I RISCHI PER LA SALUTE?

L’esposizione ripetuta, anche a basso dosaggio, a contaminanti chimici è stata messa in correlazione con la comparsa di disturbi dello sviluppo cognitivo e psichico, disregolazioni neuroendocrine e tumori.

Tracce di fitofarmaci vengono rinvenute in oltre la metà della frutta non certificata di agricoltura biologica. Livelli di pesticidi superiori ai limiti di legge sono stati rilevati in circa l’1.5% dei prodotti alimentari prodotti nell’Unione Europea e in quasi il 6% dei prodotti importati da paesi extra-UE. I cibi che più frequentemente contengono pesticidi sono: frutta, verdura, cacao, erbe aromatiche e spezie, cereali.

Le micotossine, in particolare le aflatossine, possono derivare da colonizzazioni fungine prima o dopo la raccolta di riso, granoturco, frutta secca, cacao, olio, spezie, in particolari situazioni di temperatura e
umidità. A causa della cancerogenicità delle aflatossine, l’UE, in concerto con l’EFSA (European Food Safety Authority), ha stabilito delle misure atte a ridurre al minimo la loro presenza negli alimenti.

Il consumo di pesce è raccomandato soprattutto nei primi 3 anni di vita, ma facendo attenzione a limitare quello con maggior contenuto di metilmercurio: tonno, pesce spada, merluzzo, luccio e nasello.

La carne può essere vettore di infezioni (salmonella, campilobacter, toxoplasma, ecc.) oltre a poter contenere tracce di antibiotici, anabolizzanti e contaminanti chimici.

Negli ultimi anni l’EFSA ha realizzato l’OpenFoodTox, una banca dati che mette a disposizione di tutti le informazioni aggiornate sui limiti di sicurezza e sui pericoli relativi ad oltre 4000 sostanze chimiche che possono essere contenute negli alimenti.

Nella maggior parte dei casi, indipendentemente dall’età della persona, il cibo rappresenta la più importante via di ingresso degli inquinanti nel nostro organismo. La contaminazione può avvenire in ogni fase: produzione delle materie prime (coltivazione, allevamento), conservazione, trasformazione e confezionamento. Il Pediatra ha il dovere di fornire ai genitori gli strumenti necessari per poter scegliere i migliori alimenti da offrire al proprio bambino.

 

QUALI SONO LE RACCOMANDAZIONI?

Quando non fosse possibile l’allattamento al seno, al bambino deve essere offerto un latte formulato per lattanti realizzato al fine di riprodurre in modo più fedele possibile le caratteristiche del latte di mamma. Non devono essere somministrati prima dei 12 mesi il latte fresco di mucca o altri animali, né latti a base vegetale non formulati.

Per legge gli alimenti baby food, destinati allo svezzamento e alla prima infanzia (0-3 anni), devono avere un contenuto di macro e micro nutrienti adeguati all’età del bambino, devono essere privi di OGM (organismi geneticamente modificati), conservanti, coloranti, aromi artificiali, devono rispettare limiti molto più severi per micotossine e antiparassitari rispetto agli alimenti destinati agli adulti. Inoltre i baby food devono avere determinate caratteristiche organolettiche che rendano il cibo adatto al palato dei più piccoli, omogenizzato, senza fibre, senza aria inglobata. Questi prodotti devono essere riscaldati ad alta temperatura per garantire l’eliminazione di microrganismi e tossine, ma in modo tale da ridurre al minimo la perdita di vitamine e minerali.
Purtroppo non esiste invece una normativa che limiti la presenza di ormoni e antibiotici nel baby food.

Riguardo alle quantità nella dieta del bambino dei diversi alimenti e all’età di introduzione è bene affidarsi ai consigli del Pediatra piuttosto che a quanto riportato in etichetta. Per esempio la scritta “da 4 a 36 mesi” potrebbe trarre in inganno. Non significa né che sia necessario introdurre l’alimento prima dei sei mesi né tanto meno che sia necessario proseguire con gli omogenizzati fino ai tre anni di età del bambino!

Attenzione a quei prodotti che vengono pubblicizzati come alimenti per bambini di 0-3 anni ma che non rispettano i requisiti di legge per essere considerati tali. Al supermercato infatti è possibile reperire prodotti che non sono baby food, ma sono posizionati su scaffali attigui, ci assomigliano per aspetto e formato, riportano sulle confezioni immagini, forme e colori che lasciano intendere siano adatti ai bambini più piccoli, hanno nomi ambigui e accattivanti declinati al diminutivo (-ino, -ini), utilizzano immagini dei personaggi dei cartoni animati. Per esempio esiste in commercio una pasta piccola, dal nome suggestivo, che potrebbe sembrare adatta ad un lattante, invece riporta in etichetta che non è adatta a bambini sotto i 36 mesi. Alcuni formaggini potrete notare che non riportano in etichetta la corretta età di introduzione poiché i prodotti in questione non rispettano i requisiti del baby food. Malgrado il loro aspetto si tratta di alimenti per adulti e bambini oltre i 3 anni.

L’attenzione per la qualità e la sicurezza degli alimenti non deve essere limitata allo svezzamento e ai primi tre anni di vita del bambino. Deve rimanere alta anche negli anni successivi e negli adulti. Scegliete sempre frutta e verdura di stagione, a km zero e prodotti senza coloranti, edulcoranti e additivi.
Scegliere alimenti di stagione permette non solo di degustare frutta e verdura più saporite, ma anche più ricche di vitamine e sali minerali, evitando la maturazione in cassetta, la conservazione in celle frigorifere, tempi e spese di trasporto. In generale cercate di variare il più possibile la dieta e i negozi dove fate la spesa in modo da ridurre al minimo il rischio di esposizioni reiterate e prolungate agli stessi inquinanti e tossici. Inoltre lavate bene gli ortaggi, sbucciate sempre la frutta ed eliminate il grasso dalla carne.

E IL BIO?

L’agricoltura biologica prevede la salvaguardia dell’ambiente, un alto livello di biodiversità, l’utilizzo responsabile delle risorse naturali, l’esclusione di prodotti chimici di sintesi e il rispetto degli animali. La certificazione BIO viene rilasciata all’azienda da un ente terzo indipendente il quale, previa valutazione della relativa documentazione, dichiara che il processo di produzione avviene nel rispetto delle norme legislative.

Il prodotto BIO è pertanto:
sano perché prodotto senza l’uso di additivi chimici, OGM, antibiotici, ecc.
buono perché segue il ciclo delle stagioni
controllato dagli enti di certificazione
pulito perché non inquina l’ambiente