MARCO NUARA – PEDIATRA

Il trauma cranico è sicuramente un evento preoccupante e una delle cause più comuni di accesso al Pronto Soccorso in età pediatrica.

Quando nostro figlio batte la testa, spesso manifesta un ematoma sottocutaneo, il cosiddetto bernoccolo. Esso può essere voluminoso e violaceo, ma non comporta alcun pericolo per il bambino. Il pericolo insorge nel caso in cui l’ematoma si formasse invece all’interno della teca cranica (endocranico). Si tratta di una eventualità molto meno frequente ma da tenere sicuramente in considerazione.

 

Cosa fare e cosa non fare:

Se il bambino batte la testa generalmente piange subito per il male e per lo spavento. Rassicuratelo e applicate localmente ghiaccio o una pezza bagnata con acqua fredda. Consultate sempre il pediatra, almeno telefonicamente, altrimenti recatevi in Pronto Soccorso. È importante descrivere al Pediatra la dinamica del trauma cranico. Sebbene questa sia scarsamente predittiva del rischio di lesioni endocraniche, può suggerire la necessità di una osservazione ospedaliera piuttosto che a domicilio.

Non è assolutamente necessario tenere sveglio il bambino che ha battuto la testa. È normale che un bambino, che si è spaventato e che ha pianto tanto, possa avvertire il bisogno di addormentarsi. L’astensione dal sonno può provocare irritabilità e sonnolenza, difficili da interpretare come conseguenza del trauma o meno. Qualora il bambino si addormenti è sufficiente valutare la sua risvegliabilità inizialmente ogni ora, quindi ogni 2-3 ore.

 

Quando è necessaria una visita urgente?

Il 90% dei traumi cranici che accedono al Pronto Soccorso sono traumi cranici definiti minori, cioè a basso rischio di complicanze. I traumi cranici minori non determinano conseguenze clinicamente rilevanti né a breve né a lungo termine. Nella maggior parte dei casi un’attenta anamnesi e un esame neurologico sono sufficienti per poter rassicurare i genitori e inviare il bambino a domicilio, evitando accertamenti radiologici inutili e ricoveri inappropriati.

I traumi cranici a più alto rischio di emorragia interna, quelli in cui si rende necessaria una osservazione ospedaliera e talvolta l’esecuzione di una TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) sono quelli in cui compaiono uno o più dei seguenti campanelli d’allarme:

  • alterazione dello stato di coscienza. Il bambino non ha pianto subito, ma ha perso i sensi oppure si presenta tuttora letargico, con difficoltà a rimanere sveglio
  • comportamento definito insolito dal genitore. In particolare disorientamento, confusione, disturbi del linguaggio
  • vomito ripetuto, soprattutto quando insorto a distanza di alcune ore dal trauma. Al contrario il vomito immediatamente successivo al trauma può essere conseguenza del pianto o dello spavento
  • cefalea. In particolare non localizzata necessariamente nel punto del traumatismo, ingravescente e non responsiva al trattamento antidolorifico con paracetamolo. Nel bambino più piccolo, in età pre-verbale, la cefalea si può manifestare con pianto lamentoso e continuo
  • segni suggestivi per frattura, avvallamenti del cranio, perdita di liquidi dal naso o dalle orecchie, segni viola intorno agli occhi (occhi da procione) o dietro le orecchie
  • equilibrio instabile
  • disturbi della vista
  • convulsioni

In assenza dei segni e dei sintomi sopra elencati il trauma può essere considerato a basso rischio di emorragia endocranica.

Però…

Tuttavia bisogna tener presente che i traumi cranici possono provocare conseguenze pericolose subito dopo l’incidente, ma anche, seppur più raramente, a distanza di tempo e non esistono esami che permettano di escludere tale possibilità (nemmeno la TAC!). È quindi opportuno che i familiari seguano molto attentamente il bambino soprattutto nelle 48-72 ore successive al trauma e si mettano in contatto con il Pediatra Curante o con il Pronto Soccorso qualora si presentassero disturbi del comportamento abituale o uno dei sintomi d’allarme citati.

Nei bambini di età inferiore ai due anni la valutazione clinica è più difficile, come è più difficile rilevare precocemente i sintomi e i segni d’allarme. Inoltre le loro caratteristiche anatomiche (ossa del cranio sottili e suture non ancora saldate), li rende più suscettibili al rischio di lesioni endocraniche.

 

Quando è necessario fare esami?

La radiografia del cranio è quasi sempre inutile. Nel caso il medico ritenesse necessario in base all’anamnesi e all’esame obiettivo eseguire accertamenti, la TAC è l’esame radiologico di prima scelta, tenendo sempre in considerazione il rischio derivante dall’esposizione a radiazioni o dall’eventuale necessità di sedazione per eseguire l’esame.

L’ematoma endocranico potrebbe formarsi anche diverse ore dopo il trauma. Per questo motivo la TAC trova indicazione solo in caso di segni o sintomi in atto suggestivi di emorragia intracranica. Non è invece indicata l’esecuzione dell’esame subito dopo il trauma e in assenza di sintomi.