DR.SSA SILVIA GOGGI – MEDICO NUTRIZIONISTA

Per mangiare sano bisogna acquistare sano e per farlo bisogna imparare a leggere l’etichetta: la prevenzione inizia al supermercato! 

Solo zuccheri della frutta”, “senza olio di palma”, “con fruttosio”. 

Non c’è ormai prodotto confezionato che non si accompagni ad uno slogan acchiappa-consumatori attenti a ciò che mettono nel piatto. Se si analizza però nel dettaglio l’etichetta, tanto salubri questi prodotti non sono.

Come fare a districarsi nella giungla degli ingredienti dai nomi strani e delle tabelle nutrizionali? Con questa mini guida che vi accompagnerà tra gli scaffali del supermercato svelandovi ciò che può nascondere l’etichetta!

Ricordiamo che i prodotti che dovremmo mettere nel carrello, quelli che compaiono nella piramide alimentare illustrata su ogni libro e rivista di nutrizione, sono costituiti da un solo ingrediente e li troviamo al supermercato come in natura: verdura, frutta, cereali, legumi e via dicendo.

 Può capitare però, per comodità o per mancanza di tempo, di optare per qualcosa di pronto.

A cosa dobbiamo stare attenti?

La prima cosa da controllare è la lista degli ingredienti, che sono scritti sull’etichetta in ordine decrescente in base alla quantità in cui sono presenti nell’alimento. Se in una merendina il primo ingrediente è lo zucchero, fatevi qualche domanda! Fareste mai una torta con più zucchero che farina?

Lo zucchero inoltre può comparire più di una volta, e sotto mentite spoglie. Qualunque alimento in cui compare il fruttosio o lo sciroppo di glucosio-fruttosio andrebbe evitato: il fruttosio infatti, quando separato dalla frutta ricca di fibre che normalmente lo contiene, aumenta i trigliceridi nel fegato molto rapidamente. “Succo di mela”, “Succo d’uva” e simili, altro non sono che fruttosio mascherato. Destrosio e zucchero invertito sono altri ingredienti di cui diffidare.

La definizione di junk food deriva dall’aggiunta o meno di zuccheri: tutti gli alimenti industriali con zuccheri aggiunti rientrano in questa categoria! Gli zuccheri semplici non dovrebbero superare il 10% delle calorie totali. Ecco un valido esempio con una classica etichetta di una delle tante merendine presenti in commercio:

ETICHETTA MERENDINAUna merendina e una lattina di the freddo, offerti spesso – purtroppo – come merenda dopo la scuola, ne contengono già 45 grammi circa. Un bambino di prima elementare, che necessiti ogni giorno per esempio di 1600 kcal, non dovrebbe superare i 40 grammi al giorno!

 

Di seguito un esempio di etichetta inerente le bevande zuccherine:

ETICHETTA BEVANDA

I succhi di frutta, anche 100%, non sono tanto diversi dalle bibite in lattina. Contengono la stessa quantità di zuccheri, provenienti sì dalla frutta, ma senza le fibre che ne rallentano l’assorbimento e la rendono un alimento saziante e prezioso.

Quando giudicare un alimento troppo ricco di zuccheri semplici?

Nell’etichetta vengono suddivisi gli zuccheri semplici dagli zuccheri complessi. Questi ultimi sono gli zuccheri buoni che offrono al nostro organismo energia a lungo termine. Se la maggior parte degli zuccheri totali riportati in etichetta sono semplici, quell’alimento è da lasciare sullo scaffale!

Da qualche mese l’EFSA (European Food Safety Agency) ha dichiarato dannose per la salute alcune sostanze derivate dalla lavorazione ad alte temperature dell’olio di palma. Oggi l’olio di palma sembra essere sparito dalle etichette dei biscotti e della maggior parte degli altri prodotti da forno confezionati. Non bisogna quindi più preoccuparsi di controllare in etichetta quali grassi siano stati usati per il confezionamento di questi alimenti?

Certo che no! I grassi vegetali idrogenati (anche se parzialmente) sono largamente utilizzati dall’industria. Nel processo di idrogenazione, che rende solido un grasso liquido, si formano acidi grassi trans, responsabili di effetti negativi sulla salute tra cui diabete, ipercolesterolemia e aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Diffidate sempre della dicitura “grassi vegetali” a meno che non riporti chiaramente che non siano idrogenati. Nel caso in cui non venga indicato chiaramente il tipo di grasso utilizzato, nel dubbio lascerei il prodotto sullo scaffale.

Quante complicazioni, direte voi! Non possiamo più comprare nulla? 

Beh, ribatto io: nessuna merendina o bibita in lattina è raccomandata dalle linee guida di sana alimentazione.

Se siete ancora nel dubbio, vi consiglio di fare come suggerisce Michael Pollan nel suo libro “In difesa del cibo”: andate a far la spesa accompagnati dalla vostra bisnonna (la nonna potrebbe essere troppo giovane), e non comprate nulla che lei non riconosca!