LAURA TORCHIO – PUERICULTRICE

Il raggiungimento del controllo sfinteri, l’abbandono del pannolino e la conquista del vasino fanno parte di un processo lungo, difficile e intimo che coinvolge diverse sfere della vita del bambino.

Solo questa premessa mette spavento ma andiamo per gradi. Prima di poter parlare di svezzamento dal pannolino, è essenziale fare più chiarezza su diversi aspetti.

In primis ritengo sia fondamentale fare il ‘punto della situazione’ e domandarsi: in che fase di crescita si trova il mio bambino? Ed è proprio qui, tra la ricerca dell’autonomia come individuo a sé stante, tra la sperimentazione delle nuove competenze motorie, linguistiche, cognitive e psichiche e, più in generale, della consapevolezza della propria persona, che si inserisce la famigerata fase anale.

Non mi dilungherò nelle specifiche Freudiane, basti sapere che è un difficilissimo processo che mette in gioco capacità ed energie sia motorie che mentali del bambino tra i 18 mesi ed i 3 anni circa. Questo cammino comincia col riconoscimento dello stimolo.

Avete presente quando smettono di fare qualunque cosa stiano facendo per farsi attraversare da un brivido? In quel preciso istante hanno ‘sentito’ la pipì! O quando si nascondono dietro alla poltrona per non essere disturbati? La capacità di riconoscere questi segnali, si affina sempre più passando dall’avviso: “CACCAAAAAAA!” a bisogno già espletato, all’allarme: “CACCAAAAAA!!!!” che ci fa correre in bagno senza perdere un minuto!

Quindi, dal canto loro, i bambini in questa fase stanno sperimentando d’essere individui unici e non dipendenti dalle figure di riferimento. Stanno scoprendo le loro competenze, imparando a conoscere, ascoltare e governare il loro corpo, a relazionarsi al mondo esterno in modo socialmente accettabile, a muoversi con sicurezza nello spazio, a trovare strategie per attuare una comunicazione efficace, ecc.

Come capire quando i bambini sono pronti a lasciare il pannolino?

I segnali penso siano di dominio pubblico. Riuscire a verbalizzare che scappa, riuscire a calare in autonomia i pantaloni, trovare il pannolino asciutto al cambio, essere interessati a cosa fanno mamma e papà in bagno, essere incuriositi da quella cosa strana più comunemente nota come water o da quell’altra tutta colorata chiamata vasino.

 

Perché con la pipì è molto più facile che con la cacca?

La cacca ha una valenza psicologica molto più imponente rispetto alla pipì. Le viene spesso attribuita un’accezione negativa da noi adulti, soggetti esperti da cui loro imparano. La cacca puzza, non si tocca, è sporca, è da buttare via. È un po’ un tabù, si tende a non parlarne. Anche nel momento in cui la nominiamo ne parliamo male (“non toccare il cestino! È cacca!”, “non toccare questo o quello! Sono cacca!”) o siamo in imbarazzo.

Agli occhi del bambino è una cosa tremendamente strana ed il rischio è quello di insinuare un dubbio: “sarà davvero una cosa così brutta la cacca?

Perché però è così faticoso per i piccoli farla nel vasino? Un bambino, che non conosce i processi digestivi ed intestinali, non sa che la cacca in realtà è un accumulo solido di scarti del nostro corpo.

Per lui, la sua cacca, è SUA, è una parte della sua persona che lo lascia per abbandonarlo in modo irreversibile. Non è un ragionamento così strano se ci pensate bene. Un soggetto senza basilari nozioni di anatomia umana, che sente qualcosa che esce dal SUO corpo, cosa può pensare se non: “è un mio pezzo! Cosa dovrei fare se non tenerlo con me? Chiaramente nel pannolino! Bello vicino al resto del corpo. Non sia mai che qualcuno passa e me lo ruba…o peggio ancora me lo butti in quel buco nero che chissà dove va a finire…è mio, sono capace di decidere alcune cose da solo e quindi lo tengo con me. Non lo lascio!”. Questo è più o meno il loro pensiero, chiaramente teatralizzato.

 

Come possiamo supportarli ed aiutarli in questo intricato groviglio di novità?

Senza dubbio portandogli RISPETTO. Rispettando i loro tempi, le loro modalità di scoperta, le loro competenze, senza introdurre ansia o riponendo in loro aspettative troppo alte. Portando RISPETTO per il dolore dell’abbandono della loro cacca, salutandola come si saluta un caro amico a cui diciamo addio. Avendo RISPETTO anche per la cacca stessa, parlandone in modo positivo, esultando quando la vediamo ma soprattutto definendola come una cosa normale, naturale, fisiologica, positiva, che fanno tutti.

Rispettando i loro tempi, si avranno bambini pronti ad affrontare questo immenso cambiamento senza fatica e con pochi ‘incidenti’.

Rispettando il loro dolore, si avranno bambini che si sentono supportati dai loro affetti in un momento difficile come questo.

Rispettando la cacca, si farà meno fatica durante tutto il percorso.

 

Fatevi aiutare dalla canzone qui di seguito e fatemi sapere come è andata ;P

 

La Canzone della Cacca (Dj Paul Force Al Volo Remix)