LUCA SPERONI – DERMATOLOGO

Il mio bambino ha la crosta lattea? Guida per riconoscerla e per un buon trattamento.

Che cos’è?

È una condizione parafisiologica che si manifesta normalmente nei primi 3-4 mesi di vita e che normalmente si risolve spontaneamente.

Come si manifesta?

Si manifesta con squamo croste giallastre molto adese su cute talvolta arrossata, spesso con un odore tipico. Nella maggior parte dei casi si localizza sul cuoio capelluto anche se frequentemente può localizzarsi anche sul volto e sulle pieghe (collo, ascelle, inguinale e area pannolino). Le lesioni cutanee sono spesso asintomatiche, ma nei casi più severi può determinare prurito. Raramente la crosta lattea può interessare tutto il corpo dando luogo a una forma generalizzata: Malattia di Leiner-Moussous.

Qual è la causa?

Pur essendo una delle problematiche della pelle più frequenti nel neonato, la vera causa non è ancora chiara. Si pensa che sia dovuta a un residuo degli ormoni androgeni trasmessi dalla madre i quali iperstimolano le ghiandole sebacee del neonato. Superati i primi mesi di vita, questi ormoni si esauriscono e con essi la crosta lattea. Contribuiscono alla diffusione e alla persistenza della dermatite la colonizzazione di un fungo, la malassezia furfur e l’immaturità del processo di rigenerazione della cute del neonato.

Non dipende dal latte?

È bene non confondere la crosta lattea con la dermatite che può essere conseguenza di una intolleranza alle proteine del latte. Pertanto sarebbe più corretto definirla dermatite seborroica infantile.

E se dura piu di 3-4 mesi?

Le forme che tendono a persistere dopo i 4 mesi dovranno essere valutate sul piano diagnostico distinguendole, nella maggioranza dei casi, in forme di sebopsoriasi o di dermatite atopica. Nei bambini atopici infatti la dermatite seborroica può rappresentare il primo gradino o la forma di passaggio alla dermatite atopica.

Come si cura?

La cura è esclusivamente topica, ricordandosi che si tratta comunque di una condizione parafisiologica e che tende a risolvere spontaneamente dopo i 4 mesi di vita.

Il principale obiettivo è innanzitutto quello di limitare al minimo i sintomi e i tempi di remissione.

Raccomando di non strofinare o asportare in modo energico le croste adesso poiché questo porterebbe alla comparsa di nuove croste. Nelle forme superficiali può essere sufficiente l’utilizzo di un uno shampoo delicato. Gli olii a base di vitamina E o alcuni olii vegetali aiutano ad ammorbidire le croste.

Eviterei le cure topiche a base di cortisone che portano con sé fastidiosi effetti collaterali.

Gli antimicotici topici possono contribuire riducendo la colonizzazione della malassezia furfur.

Una buona soluzione, che permette di agire su più fronti senza utilizzo di farmaci, è rappresentata da preparati a base di acido salicilico e zolfo in basse concentrazioni. L’acido salicilico ha un’azione cheratolitica che permette il distacco delle squamo croste. Lo zolfo ha proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche e antifungine.