ERIKA MARIA CONSONNI – PEDAGOGISTA

“Mamma, papà, mi leggi questo libro? Mi racconti una storia?”

Queste richieste quotidiane sono tipiche dell’infanzia, quando i bambini cercano dei momenti esclusivi da vivere con i propri genitori.  Le storie raccontate e ascoltate dalla mamma e dal papà, magari accoccolati tra le loro braccia, assumono un significato emotivo molto più grande del gesto in sé. È unico nel suo genere.

L’importanza dei libri

I libri non sono semplicemente oggetti da leggere e sfogliare, ma possono diventare compagni di giochi e strumenti validi per lo sviluppo dei bambini. Permettono loro di sviluppare la propria mente e la creatività, la capacità di astrazione e di riflessione.

Il racconto di una fiaba soddisfa il naturale desiderio che i bambini hanno di sentirsi narrare degli eventi, desiderio che si sviluppa verso i 2/3 anni e a 6 anni si evolve ulteriormente con la lettura autonoma. Secondo lo psicologo Jerome Bruner, ascoltare le favole permette lo sviluppo di quello che lui definisce “pensiero narrativo”, cioè la capacità cognitiva attraverso cui le persone strutturano la propria esistenza e le danno significato.

Ascoltando una fiaba, i bambini iniziano ad attivare due modalità caratterizzanti l’attività mentale: la realtà e la fantasia, imparando a distinguere l’una dall’altra. 

All’interno di una fiaba, attraverso l’ascolto di elementi sia reali (elementi logici, esatte sequenze temporali, rapporti di causa/effetto…) che irreali (in cui vengono presentati elementi che trasgrediscono la logica e la realtà), il bambino attiva contemporaneamente le due funzioni  del pensiero razionale e del pensiero fantastico. Questo passaggio è essenziale per lo sviluppo e per il corretto funzionamento della sua attività cognitiva.

Le fiabe contribuiscono allo sviluppo psicologico dei bambini in diverse aree: linguaggio, emotività/affettività, socialità/moralità.

Il bambino infatti, soprattutto se la fiaba viene letta, apprende nuovi vocaboli e anche molti altri elementi linguistici: formule (“c’era una volta…”), proposizioni secondarie, tempi verbali e modalità narrative.

Per quanto riguarda la sfera emotiva e affettiva va ricordato che il bambino si affeziona sempre ai personaggi della storia, si immedesima in loro e vive in prima persona le loro emozioni.

Molti genitori si interrogano sull’opportunità di raccontare storie che possano in qualche misura traumatizzare i bambini (ad es. Biancaneve, Cenerentola, La Sirenetta…). In realtà il beneficio della fiaba sta proprio nel fatto che permette al bambino di vivere emozioni forti in modo protetto, senza esserne il diretto protagonista, e godendo della vicinanza di un genitore. In questo modo sarà per lui più facile affrontare alcune paure nella vita reale, anche quella della morte.

A livello sociale e morale, la fiaba permette al bambino di conoscere modalità relazionali positive (collaborazione, solidarietà), oppure negative (gelosia, inganno), e inizia ad appurarne le conseguenze. Viene anche in contatto con personaggi dagli spiccati caratteri positivi o negativi.

Tutto questo permette di iniziare un dialogo rispetto a come è giusto essere e a come è giusto comportarsi.

L’esito positivo della storia e la soluzione del problema iniziale da parte del protagonista infondono fiducia nella vita e nel futuro, e insegnano anche quanto sia importante impegnarsi per ottenere ciò che si desidera.

 

Ma bisogna aspettare i 2 o 3 anni per leggere i libri ai bambini?

Assolutamente no! Sin da quando è dentro la pancia della mamma, il bambino è recettivo e gli piace ascoltare la voce di mamma e papà che leggono semplici filastrocche e ninne nanne. 

La voce ha un effetto calmante e rassicurante già per il neonato. A pochi mesi il piccolo percepisce il ritmo delle parole, il tono e le pause, anche se non ne colglie il significato.

Da 6 a 8 mesi si possono proporre semplici filastrocche per pochi minuti. Il tempo di ascolto e di attenzione sarà sicuramente molto limitato, ma il bambino riuscirà a interagire con il libro in qualità di oggetto: lo toccherà, lo assaggerà, lo guarderà, attirato dai suoi colori e sarà disponibile ad osservarlo almeno per quale minuto. I bambini piccoli, infatti, non riescono a mantenere l’attenzione a lungo. L’abilità di concentrarsi dovrà essere costruita nel tempo.

A quest’età si può mettere il bimbo sulle ginocchia e offrirgli libri molto resistenti, perché i primi contatti sono sempre molto “estremi”. È probabile che ci giocherà buttandolo per terra e che lo porterà alla bocca. Per catturare la sua attenzione, presentate dei libri colorati con immagini reali e riconoscibili .

Dai 9 mesi in poi si può proporre al bambino una lettura “dialogica” e condivisa. Ciò vuol dire che se stiamo leggendo una storia e a un certo punto c’è, ad esempio, una palla, possiamo fermarci, indicare la figura e dire ad alta voce “questa è la palla”. Il bimbo, a sua volta la indicherà, riconoscendola, e a quel punto potremmo aggiungere: “e la tua palla dov’è?”, riportando il pensiero al piano del reale.

All’anno di vita il piccolo indica e comincia a farfugliare e a identificare con suoni scelti le prime parole. A quel punto si apre tutto il mondo della lettura in cui l’adulto propone la frase, nomina l’oggetto indicato dal bambino e ne descrive alcune caratteristiche. Queste sono tutte modalità di rinforzo dello sviluppo del linguaggio.

L’abitudine alla lettura aiuta a sviluppare la capacità di ascolto e di concentrazione, l’attenzione e favorisce un atteggiamento vivace e curioso.

Il momento della lettura già nel primo anno di vita crea un più stretto legame tra l’adulto e il piccolo e contribuisce a un sereno sviluppo emotivo. 

Come leggere ai bambini? 

1)  Scegliete un momento della giornata dove potete dedicarvi alla lettura, insieme al vostro bambino. Dedicate proprio un piccolo angolo della casa a questa attività, mettendo in vista i libri e un tappeto con un cuscino, dove potervi sedere comodamente con il bambino e senza troppe altre distrazioni intorno.

2) Leggete ad alta voce, scandendo bene le parole e raccontando in maniera espressiva la storia. In questo modo i bambini, vedendovi così interessati, si coinvolgeranno a loro volta a ciò che state leggendo.

3) Le filastrocche hanno un grandissimo potere. Attraverso le rime i bambini riescono a memorizzare le parole più facilmente, imparando nuovi vocaboli e scoprendo cose nuove.

4) Mentre leggete provate a imitare i suoni naturali (come il vento o il rumore dei passi o il battere ad una porta) e i versi degli animali. 

5) Se i bambini fanno domande, ascoltateli e rispondete al momento. 

6) Lasciate che guardino le immagini e che scelgano loro i libri da leggere.

7)  Fate di questo momento un rituale. La sera prima di andare a letto, una parte del pomeriggio, insomma un momento comodo per tutti dove possiate davvero dedicare tempo al bambino e alla lettura. 

Un libro è uno strumento educativo!

Attraverso le storie possiamo aiutare il nostro bambino a comprendere meglio il mondo e i momenti che si appresta a vivere, come il momento del sonno, la pappa, il pannolino, il momento di levare il ciuccio o l’arrivo di un fratellino o sorellina. Trattando queste tematiche insieme ai libri, il bambino si sentirà rassicurato e vedrà con i suoi occhi quello che dovrà fare, osserverà le immagini e i personaggi nei loro eventi e capirà le azioni e i comportamenti.

Ma se vuole risentire sempre la stessa storia? lo stesso libro?

Cari genitori, sappiate che il bambino piccolo è un grande conservatore: ama risentire più volte la stessa storia e non gradisce i cambiamenti. Questo perché la storia si snoda davanti ai suoi occhi, loro diventano protagonisti e la vivono come se fosse una rappresentazione “teatrale” che lo circonda e in cui egli è inserito in modo partecipe. Egli vive con la fantasia una sequenza ”reale” di situazioni in ambienti sovrapposti. Per cui risentire la stessa storia è come riesplorare un percorso in un ambiente sempre più noto.

Il fatto di conoscere alla perfezione la storia rappresenta per il bambino una sicurezza, dal momento che, fermo nelle sue consapevolezze, sa verso cosa si sta muovendo. È proprio attraverso la rilettura che l’autostima del piccolo si rafforza e ha modo di affermarsi.

Ritrovare certi elementi noti in un determinato racconto permette al bambino di capire dove si trova e quindi di orientarsi. Nella storia, risentire la stessa descrizione permette al bambino di ripercorrere lo stesso viaggio lungo un percorso che già conosce, di sapere che cosa sta per accadere e ciò lo tranquillizza e gli permette di rivivere, trasformare e accettare le proprie emozioni.

Le fiabe, le leggende, i miti, da sempre, rappresentano per i bambini gli strumenti attraverso i quali addentrarsi nel mondo degli adulti, comprenderne i meccanismi di funzionamento, le regole, i giochi di ruolo. 

Attraverso le favole, i bambini imparano che per ogni problema esiste una soluzione e che il male può essere sconfitto dal bene. In questo modo, riescono a controllare le loro paure, l’ansia, gli incubi della notte. Imparano, insomma, a misurarsi con se stessi e, in questo modo, ad affrontare i problemi della vita di tutti i giorni.

I personaggi monolitici, buoni o cattivi, protagonisti o antagonisti, facilitano l’immedesimazione. Il linguaggio utilizzato, fatto di immagini e simboli, è facilmente comprensibile per un bimbo che, ancora non in grado di decodificare i ragionamenti astratti, è perfettamente a suo agio con la sequenza di immagini tipica delle favole classiche.

A tutti gli effetti le fiabe sono i primi strumenti educativi che mamma e papà ed educatori possono utilizzare per aiutare il bambino a crescere!

Cosa non fare!

Mai modernizzare la fiaba trasformando i personaggi (il principe, l’orco, la strega cattiva…) in personaggi reali. Il distacco è fondamentale perché il bambino possa comprendere il racconto senza esserne realmente intimorito. Deve essere chiaro che si tratta di un racconto e non della realtà.

Non usate il nome del bambino al posto di quello di uno dei personaggi presenti. E’ fondamentale per mantenere il giusto distacco dal racconto.

Evitate di censurare il racconto per timore che il bimbo possa esserne traumatizzato. Le fiabe, proprio perché trasportano i piccoli in mondi fantastici, non hanno bisogno di alcuna forma di censura preventiva.

Non cambiate il finale della storia anche se questa vi può sembrare tragica. Attraverso la fiaba, la scoperta del male e delle pulsioni cattive attraverso le vicende di personaggi fittizi, il bambino forma la sua prima morale, l’approccio complesso al mondo e la capacità di distinguere i sentimenti. Le fiabe pongono il bambino di fronte ai principali problemi umani (il bisogno di essere amati, la sensazione di essere inadeguati, l’angoscia della separazione, la paura della morte ecc), esemplificando tutte le situazioni e incarnando il bene e il male in determinati personaggi. Questo renderà distinto e chiaro ciò che nella realtà è spesso confuso. Le situazioni della storia esprimono in modo simbolico un conflitto interiore e poi suggeriscono come può essere risolto.

BUONA LETTURA CON I VOSTRI BAMBINI!