ANDREA LEMBO , PAOLO NUCCI – SPECIALISTA OCULISTA

Quando iniziamo a parlare di prevenzione oculistica nel bambino? Quando effettuare la prima visita dall’oculista?

Questa annosa questione attanaglia molti genitori, che si chiedono come i bambini più piccoli possano essere visitati in un ambito che ha tanto della collaborazione personale. In realtà, l’oftalmologo è in grado di estrapolare dati significativi nel corso di una visita specialistica a qualsiasi età. Non c’è un giusto timing per portare il vostro bambino dall’oculista. Tuttavia possiamo provare ad analizzare le spie d’allarme per far eseguire al bambino una visita oculistica prima dei tre anni o dell’età scolastica. Sono queste infatti le scadenze riconosciute su larga scala da molti pediatri.

 

IL NEONATO

Alla nascita, prima ancora della dimissione dal nido ospedaliero, tutti i bambini dovrebbero eseguire il riflesso rosso. Questo semplice test valuta la trasmissione della luce da un oftalmoscopio, attraverso tutte le parti normalmente trasparenti dell’occhio fino alla retina (la pellicola fotografica su cui viene impresso il mondo esterno). Il riflesso rosso, che deve sempre essere eseguito accuratamente, è in grado di riconoscere precocemente molte patologie oculari rischiose per il corretto sviluppo della vista. Per esempio la cataratta e il glaucoma congenito, tumori oculari a presentazione pediatrica come il retinoblastoma, alcune anomalie retiniche o significativi errori refrattivi.

 

IL BAMBINO PRE-SCOLARE

Il nostro asse visivo non è ancora completamente maturo alla nascita. Esso continua a “crescere” in un cosiddetto periodo plastico che dura fino agli 8 anni circa. E’ importante che tutte le strutture anatomiche che si interpongono tra l’ambiente esterno e la retina (la cornea, il cristallino, il corpo vitreo) siano completamente trasparenti. Il test del riflesso rosso viene periodicamente ripetuto al bambino dal pediatra durante i vari screening e nel corso delle visite periodiche. Una qualsiasi asimmetria o anomalia del riflesso rosso è sempre meritevole di indagine approfondita da parte dell’oculista.

La valutazione delle pupille, la simmetria di forma e dimensione tra i due occhi, è un momento importante della visita pediatrica. In presenza di anisocoria (una differenza di dimensione tra le due pupille) è bene indagare che non siamo davanti ad una patologia neurologica importante, seppur in fase precoce, quando non accompagnata da altri disordini focali. L’anisocoria può essere anche una condizione fisiologica, di tipo familiare o associata ad un’ametropia significativa. In questo caso l’occhio più miope tenderà a presentare una pupilla più grande. Tale condizione si verifica, però, solo nel 5% dei casi. Il riscontro di un differente calibro tra le due pupille va considerato sempre meritevole di visita specialistica oculistica.

 

L’IMPORTANZA DELL’ANAMNESI FAMIGLIARE

La famigliarità per patologie oculari è sicuramente un altro importante elemento che spinge alla visita oculistica in età precoce.  Infatti molte malattie degli occhi hanno una natura multifattoriale, cioè con una parte di trasmissione genetica. Se i genitori o i nonni soffrono o hanno sofferto di disordini agli occhi ad esordio infantile, è bene che il vostro bambino sia valutato precocemente, per discriminare la presenza di problematiche spesso asintomatiche. Il bambino, infatti, ha meccanismi di adattamento formidabili. Egli è in grado di muoversi bene nello spazio e individuare “piccole briciole sul pavimento” anche in presenza di importati deficit visivi.

Negli ultimi decenni, forse anche per la maggior accortezza diagnostica, abbiamo assistito ad un’anticipazione genica di alcuni errori refrattivi. È quello che è successo con la miopia. Quando i nostri nonni erano piccoli, era molto improbabile vedere un bambino indossare gli occhiali. I lavori più manuali ed il maggior tempo speso all’aria aperta erano allora fattori protettivi per lo sviluppo di difetti di vista. Al giorno d’oggi, complici il maggior stimolo da vicino (tablet e telefoni cellulari utilizzati come stimolo fin dai primi anni di vita), il maggior tempo dedicato allo studio e le ore passate nella penombra di spazi chiusi, hanno favorito l’insorgenza della miopia fin dai primi anni di vita. La miopia non è di per sé un difetto preoccupante ma, se presente in valori elevati, va comunque corretta fin dai primi anni per un adeguato sviluppo della funzione visiva.

 

LO STRABISMO

L’altro grande screening da eseguire nei bambini più piccoli è la valutazione di una normale visione binoculare. Tutti noi, infatti, pur avendo due occhi, percepiamo un’unica immagine a livello sensoriale. In presenza di piccoli strabismi, non sempre visibili da un occhio poco esperto, si possono creare situazioni di adattamento per cui il bambino non sviluppa un perfetto senso della profondità. I test della stereopsi possono essere un primo step applicato dal pediatra prima di inviare i piccoli pazienti dall’oculista. Ma da soli non escludono la presenza di un disordine del corretto allineamento oculare.

Un importante segno da indagare precocemente è la presenza di una posizione viziata della testa. Se il vostro bambino tende sempre a mantenere il capo piegato sul collo o ruotato verso una certa direzione, e lo fa in maniera costante, può comunicare il meccanismo di compensazione di uno strabismo latente, che va discriminato dai cosiddetti torcicolli miogeni.

Nel dubbio è sempre opportuno indagare se siamo di fronte ad uno strabismo reale, o ad uno pseudostrabismo, che non è causa, invece, di occhio pigro. La corretta riabilitazione visiva nei primi anni di vita, con il supporto degli occhiali (se necessari) e del bendaggio oculare, può far migliorare la capacità visiva in organi cui è mancato il giusto stimolo in fase precoce.

IL MAL DI TESTA

La cefalea è un altro sintomo che spinge il genitore a prenotare una visita oculistica pediatrica. Non è raro, infatti, che il bimbo lamenti mal di testa. Questo problema è nettamente prevalente in una fase pre-adolescenziale, mentre solo nel 10% dei casi viene lamentato dai bambini al di sotto degli 8 anni. Al giorno d’oggi, non esistono evidenze scientifiche sulla correlazione tra cefalea e difetto refrattivo. Ma disturbi di tipo astenopeico (eccessivo sforzo per mettere a fuoco le immagini) possono spesso essere confusi dal bambino, che non sempre riesce a descrivere con precisione il proprio disagio. Pertanto, in un corretto percorso di screening, l’oculista è un elemento fondamentale nella valutazione di una cefalea ricorrente.

 

L’OCCHIO CHE BALLA

La presenza di nistagmo (“l’occhio che balla”) è sempre da valutare da un oculista pediatrico. Consiste in un movimento oscillatorio ed involontario dei bulbi, che può verificarsi in modo più o meno ritmico, in direzione orizzontale, verticale o mista. Una volta posta la diagnosi, si può provare ad indagare se l’insorgenza è associata esclusivamente al momento della fissazione o se si verifica, ad esempio, in alcune posizioni estreme dello sguardo. Alcuni nistagmi sono per così dire benigni, e derivano da un’incompleta maturità dell’asse  visivo, altre forme vanno indagate in modo più approfondito, perché possono sottendere, ad esempio, disordini neurologici o oncologici.

 

SI TRATTA DI CONGIUNTIVITE?

Com’è facile immaginare, infine, un occhio rosso che lacrima continuamente, o che da sensazione di prurito, è meritevole di valutazione specialistica. Spesso l’occhio che lacrima o con scarsa secrezione in un bambino piccolo non significa “congiuntivite”, ma può indicare anche la presenza di un’ostruzione congenita del dotto naso-lacrimale. Questo sintomo può essere parafisiologico nei primi mesi di vita, ma va indirizzato allo specialista oculista pediatrico se non ancora regredito entro l’ottavo mese di vita.

 

QUANDO AL BAMBINO DA FASTIDIO LA LUCE

Infine, ricordate sempre che la fotofobia (il fastidio in presenza di luce intensa) a volte può nascondere patologie allergiche che vanno sempre valutate. Possono risolversi con l’utilizzo di colliri in maniera periodica, anticipando l’insorgenza di complicanze più difficili da gestire.

La collaborazione tra oculista e pediatra è oramai un sodalizio consolidato. Nella maggior parte dei casi garantisce di valutare in maniera tempestiva e precoce eventuali problemi oculari del vostro bambino.

In assenza di condizioni che richiedano l’invio più precoce, una prima visita oculistica è da considerarsi obbligatoria ai 42 mesi di età. Inoltre rimane fortemente raccomandata a 6 anni, quando il bambino inizia il percorso scolastico.