DR. MARCO NUARA – PEDIATRA

Leggendo qui e là si legge di numerosi tipi diversi di svezzamento, l’uno contrapposto all’altro, come fossero partiti politici. Svezzamento tradizionale, naturale, biologico, autosvezzamento, quello “secondo me” e quello che “ho sentito dire”, alimentazione complementare a richiesta o responsiva, ecc.
Secondo il mio modestissimo parere, aldilà delle definizioni, il modo corretto d’introdurre l’alimentazione complementare solida è solo uno ed è quello che asseconda le necessità nutrizionali del singolo lattante. Io lo definirei lo “svezzamento intelligente”.

 

A 4 o 6 mesi? 

Partiamo dal presupposto che il miglior alimento per il lattante è il latte materno. In mancanza di questo è possibile ricorrere a latte formulato di origine animale o vegetale.
Come da indicazioni OMS la situazione ideale è quella di mantenere un allattamento esclusivo fino al 6° mese di vita, dopodiché il bambino ha necessità di integrarlo con un’alimentazione complementare. Lo svezzamento, che in casi particolari può essere anticipato fino al 4° mese di vita, non sostituisce l’allattamento, che va proseguito, ma lo completa.
A quest’età infatti il lattante presenta determinate necessità nutrizionali che vanno garantite con un corretto svezzamento, personalizzato dal Pediatra Curante a seconda del bambino, della sua crescita, della sua storia clinica e familiare, nel rispetto delle differenze etiche, culturali e religiose.

Si tratta di un momento delicato per il bambino e la famiglia. Lo svezzamento indirizzerà i gusti, le preferenze e la salute futura del bambino. Un pasto equilibrato e omogeneo, preparato secondo le indicazioni del pediatra, garantisce l’apporto di tutti i nutrienti necessari al bambino.

Non disperate se vostro figlio inizialmente non gradisce questo o quell’alimento. Non forzatelo, non salate né zuccherate il cibo. Provate, invece, a riproporlo dopo qualche giorno, magari in modo differente.
Il bambino inizialmente mangerà imboccato dal genitore, ma presto chiederà di poter usare da solo il cucchiaino e bisognerà lasciarglielo fare. Comprendo la frustrazione del genitore nel vedere il cibo spalmato ovunque a fine pasto, ma lasciate che il bambino si diverta a mangiare!

 

Alimenti freschi o baby food?

Consiglierei di offrire ove possibile frutta e verdura di stagione da agricoltura biologica. L’utilizzo delle farine (crema di riso, mais e tapioca, crema multi cereali) potrà essere presto sostituito da riso o pastina non integrali. Riserverei l’uso di baby food (liofilizzati e omogeneizzati) solo in assenza di prodotti freschi, facendo molta attenzione alla provenienza, meglio se certificati BIOSvezzamento

 

Ma i bambini non possono mangiare quello che mangiamo noi?

I bambini devono mangiare a tavola con tutti gli altri membri della famiglia. Devono anche essere liberi di prendere il cibo dal piatto dei genitori, portarlo alla bocca e assaggiarlo. Devono poter sperimentare, conoscere nuovi profumi, sapori e consistenze. Tuttavia questi assaggi rappresentano un di più e non un vero e proprio pasto poiché non è detto che garantiscano l’apporto di tutti i nutrienti necessari al bambino.
Inoltre ci tengo a sottolineare che il bambino può sí assaggiare quasi tutto ciò che mangiano gli adulti, ma le necessità nutrizionali degli adulti e dei bambini sono molto diverse. Pertanto, che i bambini devono seguire una dieta adattata ad un soggetto in crescita.

E se i genitori sono vegetariani o vegani (VEG)? Il discorso non cambia. I bambini possono seguire una alimentazione VEG già dallo svezzamento. I genitori, in mancanza di latte materno offriranno un latte formulato di origine vegetale e per lo svezzamento si rivolgeranno ad un pediatra esperto o a un medico nutrizionista che consiglierà i cibi da offrire, le combinazioni alimentari adatte a garantire tutti i nutrienti necessari nelle quantità adeguate e l’eventuale necessità di integrazioni.

Come evitare le allergie?

Per quanto riguarda il rischio allergico, non c’è alcuna evidenza scientifica per cui sia meglio ritardare l’introduzione degli alimenti più frequentemente responsabili di allergia alimentare. Al contrario, l’introduzione precoce di nuovi alimenti, in corso di allattamento al seno, garantirebbe un minor rischio di sensibilizzazione (vedi anche “Mangiare arachidi da piccolissimi per prevenire l’allergia“).
Per precauzione consiglio comunque di introdurre i nuovi alimenti uno per volta, ogni 3-4 giorni adoperando maggior cautela in caso di bambini con dermatite atopica, allergia o storia familiare di allergia e in allattamento artificiale.

 

Latte vaccino fresco o formulato?

L’OMS suggerisce l’introduzione del latte vaccino dopo l’anno di vita. Sarà il pediatra a determinare se sia meglio proseguire con un latte di proseguimento, meno proteico, o con il latte vaccino fresco intero (o con un latte a base vegetale addizionato con calcio), a seconda del consumo giornaliero e della crescita del bambino.
Allo stesso modo, sempre dopo i 12 mesi, si potrà decidere di introdurre latti a base vegetale, addizionati di calcio.

Raccomando di evitare il “fai da te” e di eseguire sempre i controlli auxologici necessari a verificare l’adeguata crescita del bambino.

Buon appetito bambini! ;P

 

Vi invito a prendere visione di:

–  “Corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia”  

– “Strategia globale per l’alimentazione dei neonati e dei bambini”