FRANCESCA TESTONI – PSICOLOGA

Chi non ha mai sentito parlare dei temibili terrible two?  Spesso mi capita di lavorare con genitori che hanno figli di età compresa tra i 18 e  i 36 mesi, in preda ad una vera e propria “crisi di nervi”.

Questa è la fascia d’età in cui i bambini cambiano il proprio comportamento. Raggiungendo il traguardo dei cosiddetti “terribili due anni”, in inglese “terribile two”, entrano nell’età del no.  Tutti i bambini attraversano questa fase, che fortunatamente di solito dura pochi mesi.

I bambini diventano testardi e capricciosi, dicono di no a qualsiasi proposta, anche quando la gradiscono. Cercano di sfidare gli adulti e certe volte si lasciano andare a crisi ‘isteriche’ o a pianti inconsolabili. Potremmo considerarli come veri e propri atteggiamenti oppositivi. Di conseguenza, proprio in questo periodo di vita, i genitori vanno un po’ in crisi con i loro bambini.

 

Perchè il mio bambino si è trasformato in terrible-two?

Gli esperti ritengono che l’età del no sia molto importante perché è un percorso obbligato per il raggiungimento dell’indipendenza ed è quindi un periodo molto positivo e funzionale alla crescita individuale. I genitori devono comprenderlo e accettarlo poiché si tratta di una fase di crescita, una tappa evolutiva, del tutto normale che conduce alla conquista dell’autonomia. Il bambino infatti scopre di essere un individuo a sé rispetto alle sue figure di attaccamento, caregiver, che fino ad ora si sono prese cura di lui. Persone che rimangono comunque fondamentali per l’acquisizione di sicurezza e autonomia da parte del bambino (Bowlby, 1969).

I no e gli atteggiamenti oppositivi rappresentano per il bambino l’unico strumento a disposizione per affermare che è una persona diversa da mamma o papà. Consapevoli che si tratta di una fase transitoria e fisiologica non stupiamoci se il bambino farà un uso esagerato di no e capricci o se esplorerà l’ambiente circostante come mai prima per affermare la propria voglia di libertà.

Intorno ai due anni il bambino inizia ad affermare la propria identità. Lui stesso è però incerto del suo nuovo modo di essere, di vivere e gestire le emozioni. Egli si trova di fronte ad una ambivalenza esagerata. Da un lato, il desiderio di esplorare e di allontanarsi dalle sue figure di attaccamento. Dall’altro l’esigenza di vicinanza e di sicurezza da parte delle figure di attaccamento. Quindi attraverso i no il bambino esprime entrambi questi vissuti: “sto crescendo, voglio fare da solo” ma“ho ancora bisogno della tua vicinanza”.

Spesso sento dire dai genitori che i bambini hanno questi atteggiamenti per fare loro dei dispetti ma non è così. Per questo sento l’esigenza di rassicurarvi che questi comportamenti rientrano nella normalità e hanno una spiegazione psicologica.

Il bambino inizia a provare emozioni di rabbia e frustrazione. Si rende conto che non sempre tutto procede come desidera lui. Di conseguenza il suo mondo interno dovrà fare i conti  con la realtà circostante. Il bambino inizia a confrontarsi con le regole e i no dei genitori. Il bambino avrà bisogno di tempo per imparare a gestire le proprie emozioni. L’acquisizione di queste competenze appartiene alla tappa evolutiva successiva al terrible-two. La capacità di riconoscere e gestire adeguatamente le emozioni verrà maturata solo se i genitori aiuteranno il bambino in questo percorso.

 

Come sopravvivere?

Per quanto sia estremamente difficile i genitori dovranno mostrarsi calmi e pazienti. Non è facile. Anzi, i genitori lamentano spesso un senso di inadeguatezza di fronte al terrible-two. Alcuni di essi assumono atteggiamenti troppo rigidi, altri ripongono eccessive attese nei confronti del comportamento del bambino.

Per sopravvivere a questa fase, importante per la crescita del bambino, ma faticosa per i genitori, è necessario conoscere cosa sta realmente accadendo al proprio bambino. Sarà d’aiuto seguire alcune indicazioni pratiche, ma soprattutto sarà fondamentale dare la giusta importanza alle emozioni.

Spesso un no è la manifestazione dell’incapacità di comunicare sensazioni e vissuti. Un bambino di due anni, non ha ancora imparato ad esprimere a parole le proprie emozioni. Per questo i genitori dovranno fungere da “contenimento dei vissuti” e tradurre ciò che il proprio figlio non è in grado di comunicare, dando un nome ad esempio alla rabbia, alla paura, alla delusione. In questo modo il bambino imparerà a riconoscere queste emozioni e, gradualmente, anche a gestirle.

Inoltre, il bambino non solo ha bisogno di comprendere il proprio mondo interiore, ma anche di sapere che i suoi comportamenti hanno un impatto emotivo sugli altri. Nel fare questo è importante disapprovare i suoi comportamenti e non lui. È necessario evitare di dire al proprio bambino “sei cattivo!”, ma piuttosto “hai sbagliato, il tuo comportamento non è corretto…ma ti voglio bene lo stesso”. 

E’ altrettanto importante sottolineare i comportamenti positivi, piuttosto che limitarsi ad ammonire o punire il bambino. La nostra modalità di relazionarsi con i figli è fondamentale per garantire al bambino uno sviluppo sano ed una adeguata autostima.

 

Bibliografia:

  • Tu pensi che io sia cattivo – David Taransaud
  • Feriti dentro – Louise Michelle Bomber
  • Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente, Grazia Attili
  • Laboratorio Autostima – Ed. Erikson
  • Esprimere la rabbia, Ed. Erikson
  • Una base sicura – John Bowlby
  • Prendersi cura di sè per prendersi cura dei figli – Raffaele Mastromarino
  • I bambini devono fare i bambini – Elisabetta Rossini, Elena Urso