DR.SSA ERIKA MARIA CONSONNI – PEDAGOGISTA

VIVERE I COMPITI IN SERENITA’

La fine della scuola si avvicina e con lei arriva…il mare di compiti delle vacanze! Non che durante l’anno la situazione sia molto diversa: i compiti a casa sono un argomento scottante per molte famiglie. Spesso i genitori si trovano ad affrontare vere e proprie battaglie con i loro figli e invece di essere un momento di condivisione e accompagnamento per favorire una maggior unione, diventa un momento di forte litigio e di incomprensione. E’ invece importante che il genitore viva con il bambino il momento dei compiti e condivida con lui le fatiche e le soddisfazioni del momento. Lo svolgimento dei compiti implica infatti un livello di tipo cognitivo e un livello relazionale.

Il senso dei compiti è quello di aiutare a consolidare degli apprendimenti, stimolare l’autonomia e la responsabilità. Fare i compiti insieme è un modo utile per rafforzare il senso di unione e fiducia con il proprio genitore e nello stesso tempo per il genitore è un modo per osservare e conoscere il proprio bambino. Fare insieme non significa sostituirsi al bambino ma accompagnarlo e sostenerlo nella fatica.
Qui trovate dei brevi consigli per poter affrontare questo appuntamento importante nella routine quotidiana o del fine settimana che vi trovate a vivere insieme ai vostri ragazzi.

 

1. PIANIFICARE E ORGANIZZARE

Saper pianificare e organizzarsi è uno degli obiettivi dei compiti a casa per lavorare sulla responsabilità e l’autonomia. Il bambino piano, piano, imparerà a guardare il diario, fare un elenco delle cose da fare, controllando non solo il “lunedì” ma avendo un’idea di cosa succederà durante tutta la settimana. Fare un elenco settimanale delle verifiche, interrogazioni e appuntamenti vari, aiuta il bambino a rendersi conto della mole di lavoro e dei propri doveri. Una buona organizzazione è il metodo per non trovarsi con l’acqua alla gola!

 

2. EVITARE DI RIMANDARE

Meglio mettersi subito sui libri e togliersi il pensiero. In questo modo, una volta finiti i compiti, il bambino potrà fare quello che più gli piace. Evitare di svolgere i compiti quando il bambino è stanco perché è controproducente.

 

3. PENSARE ALLE CONSEGUENZE…

Ragioniamo con il bambino sulle conseguenze delle proprie azioni in modo da lasciarlo libero ma nello stesso modo capace di prendersi le proprie responsabilità. Non hai voglia di fare i compiti e preferisci fare altro? Libero di farlo. Ma poi cosa succederà? Se non sei preparato, potresti prendere un brutto voto…

 

4. …MA ANCHE AI BENEFICI

Un po’ di impegno a scuola e qualche ora di studio a casa è un modo efficace per non avere problemi. Sarai in grado di superare qualsiasi interrogazione o compito in classe. Il momento che il bambino sperimenta il successo dopo la sua fatica e il suo impegno si sentirà soddisfatto e questo gli permetterà di vivere l’esperienza dei compiti in modo positivo perché riconosce essere utile ad ottenere il risultato sperato.

5. REGOLE E ROUTINE

Organizzare insieme al bambino la giornata condividendone le regole e i vari momenti permette al bambino di avere un’idea di ciò che gli aspetta. Decidere insieme a lui il momento per fare i compiti è un modo per renderlo partecipe delle decisioni prese. Creare una routine per i compiti è fondamentale. Può essere di aiuto utilizzare sempre la stessa in modo che per il bambino diventi un appuntamento naturale.

 

6. IL LUOGO

E’ importante trovare un luogo tranquillo e ordinato per svolgere i compiti. La cameretta, il tavolo del soggiorno. TV e musica spente. Poche cose sul tavolo, solo astuccio, libri e quaderni. Possibilmente ci deve essere silenzio e nessun fratellino che gioca rumorosamente intorno o che può andarlo a distrarre.

 

7. OGNUNO HA IL PROPRIO METODO

La ricerca di un proprio metodo di studio è un altro degli obiettivi dei compiti a casa. Ognuno ha il suo metodo di studio, deve scoprire qual è. C’è chi sottolinea tutto il libro e chi lo lascia così com’è limitandosi a leggere quello che c’è scritto. Alcuni ripetono a voce alta e altri ripetono la lezione solo nella propria mente. C’è chi fa riassunti, mappe e prende appunti mentre studia e chi non ne ha bisogno. Non esiste un solo metodo di studio. Una volta che il bambino avrà capito qual è quello più adatto a lui, scoprirà che sarà più semplice e veloce fare i compiti.

 

8. DA SOLO O IN COMPAGNIA?

Compiti a casaFare i compiti con un compagno di scuola può aiutare a far venire la voglia di svolgerli. Organizzare dei momenti insieme per studiare è un ottimo metodo. In questo modo il bambino capisce di non essere da solo e può trarre giovamento nel condividere con il compagno dubbi, paure e fatiche trovando insieme una soluzione. L’importante è che la situazione sia monitorata da un adulto almeno inizialmente in modo da non perdere tempo in giochi e chiacchiere. Studiare con qualcuno può essere più divertente e accattivante. Ogni tanto ci si può concedere una pausa magari per una bella merenda!

 

9. IL PREMIO

Hai finito tutti i compiti? Meriti un bel premio! In questo modo diamo al bambino un segno di riconoscimento per la sua fatica. Può essere un dolce, un gelato, un cartone animato… l’importante è che la cosa sia scelta insieme.

 

10. IL RUOLO DEL GENITORE

La modalità con cui un genitore offre il suo aiuto nel momento dei compiti ha un ruolo importante nella crescita equilibrata del proprio figlio. Egli contribuisce a costituire l’identità del bambino, il quale ha bisogno di sentire nel genitore una presenza positiva ma nello stesso tempo determinata nel porre dei limiti, delle regole entro le quali stare. Il ruolo di un genitore durante i compiti a casa è quello di sostegno ed accompagnamento. Egli offre la sua guida verso la conquista di una progressiva assunzione di responsabilità ed autonomia.

Inizialmente è importante condividere insieme al bambino questo momento e progressivamente nel tempo allontanarsi. Inizialmente ci si metterà sullo stesso tavolo vicini osservando e sostenendo il bambino sull’esercizio per poi passare ad una modalità più distaccata (siamo sempre sullo stesso tavolo o nella stessa stanza ma il genitore fa un’altra cosa). L’importante è che il bambino identifichi nel genitore la persona che lo può aiutare nel momento del bisogno.

In un secondo momento ci allontaneremo da lui lasciandolo in autonomia a svolgere il compito con la possibilità di chiamarci e venirci a cercare in caso di bisogno. Questo non significa essere dipendenti da lui e permettere al bambino di continuare ad alzarsi o ricercare la nostra attenzione con continui richiami. Se vediamo che la ricerca di attenzione esiste per la paura di cadere nell’errore, possiamo porre il limite degli “aiuti” come se fosse un gioco: hai diritto a massimo 3 aiuti. Attenzione a non scambiare la richiesta di aiuto per una richiesta di attenzione, nel senso che a volte il bambino può non aver capito lo svolgimento o la consegna.

Davanti alla lentezza del bambino è inutile arrabbiarsi o richiedere una velocità maggiore. E’ invece utile capire il perché della sua lentezza; se è motivo di insicurezza oppure se c’è qualcosa che gli risulta difficile e non ha capito.
Se il bambino non comprende un esercizio e il genitore lo aiuta a ragionare finché il bimbo riesce a completarlo, questo avrà una ripercussione positiva sulla relazione tra i due e sul bambino in particolare: egli accrescerà la sua autostima e la fiducia nelle sue capacità, ma anche sentirà di avere il genitore vicino e di poter contare su di lui nel momento del bisogno.

Ricordiamoci che il nostro obiettivo è l’acquisizione dell’autonomia.
L’intervento continuo dei genitori impedisce di trarre beneficio dagli esercizi proposti, di verificare le proprie capacità e sviluppare apprendimento dagli errori, di mettere alla prova il proprio impegno e accettare la fatica della ripetitività o del tempo dedicato allo studio.

E’ molto importante sostenere il bambino durante i passaggi da un ciclo all’altro. Non limitatevi a svolgere i compiti insieme a loro ma cercate di ricavare dei momenti di verbalizzazione delle loro emozioni, dubbi e preoccupazioni. Capita spesso che in questi momenti il bambino sembra regredire, in realtà è solo una richiesta di attenzione e di ascolto che vi fa molto chiaramente. L’ascolto da parte vostra e la rassicurazione sono la “medicina” per affrontare il passaggio in modo sereno. Cercate di porre l’attenzione sulle loro capacità in modo da sommergere la fatidica frase “non sono capace”.
Non è importante che il bambino svolga subito correttamente il compito dato ma è importante che impari a valutarne i progressi scoprendo le su potenzialità, mettendo in atto un buon metodo di studio, acquisendo fiducia nelle proprie capacità.

In ultimo è molto importante che il genitore non si metta in una posizione di conflitto con la scuola. Spesso capita che i genitori si lamentino del carico di lavoro dato e del poco tempo a disposizione. Discutere di questo davanti al bambino non lo aiuta a diventare responsabile e gli farà capire che tutto gli è permesso e che i compiti sono troppi quindi può permettersi anche di non svolgerli o di farli male.